Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

A PEZZI per le pene d’amore

In fondo all’articolo è possibile ascoltare l’audio-lettura

Probabilmente tutti abbiamo provato la sensazione di sentire il nostro cuore A PEZZI per le pene d’amore, ma vediamo insieme quali spiegazioni hanno trovato gli studiosi per spiegare cosa accade nel nostro cervello.

Solitamente le situazioni amorose si distinguono tra attrazione sessuale e relazione romantica: la prima risulta essere guidata dall’attrazione dei caratteri sessuali secondari, mentre la seconda da un’attrazione più profonda e sentimentale.

La relazione romantica è stata indagata da alcuni studiosi che hanno scritto un articolo intitolato “The neural basis of romantic love”, e hanno osservato mediante fMRI (risonanza magnetica funzionare) che, alla vista del partner, il cervello umano risponde con una particolare attività, che si differenzia da quella provocata dalla vista di altre persone care.

Lo studio ha evidenziato l’attivazione e disattivazzione cerebrale di particolari aree: vengono attivate le aree cerebrali dell’insula, della corteccia cingolata anteriore, del nucleo caudato e del putamen. Tutte queste sono aree deputate alle emozioni.

D’altra parte, la vista del partner disattiva il giro cingolato posteriore e l’amigdala: il primo deputato alla percezione delle emozioni dolorose e la seconda ha la particolare funzione di elaborare le emozioni e i ricordi, soprattutto negativi.

Di conseguenza, dai risultati della ricerca si deduce che la presenza del partner ci induce a provare emozioni positive e ad inibire quelle negative e dolorose.

Tenendo conto che solitamente la continuità è una caratteristica della relazione amorosa, con il trascorrere del tempo gli effetti positivi dell’attivazione provocata dalla presenza del partner svaniscono, poiché la plasticità cerebrale si abitua a tale stimolazione. Ma se la relazione si interrompesse e, con essa, anche la stimolazione provocata dalla presenza del partner il nostro cervello e noi ci ritroveremmo A PEZZI.

Le emozioni, alle quali è abituata la nostra attività cerebrale, e l’inibizione delle aree deputate al dolore e alle emozioni negative verrebbero a mancare. Pertanto, saremmo soggetti a percezioni dolorose e, per porre fine ad esse, saremmo indotti a ricercare l’attività cerebrale mancante, andando, di conseguenza, alla ricerca del nostro partner.

La ricerca del partner non è l’unica soluzione possibile, perché la plasticità del cervello ci permette di sopportare le stimolazioni mancanti e di trovare un nuovo equilibrio, ma per questo è necessario del tempo.

Sono disponibili l’articolo tradotto in italiano e il libro (in inglese) dal quale ha preso spunto l’articolo in inglese.

Dott.ssa Samantha

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