Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

A PEZZI per le pene d’amore

Indaghiamo insieme uno dei fattori che ci induce a sentirci A PEZZI, probabilmente uno dei fattori che non ha risparmiato nessuno di noi e che coinvolge persone di ogni età.

Solitamente si distingue tra attrazione sessuale e relazione romantica. La prima risulta essere guidata dall’attrazione dei caratteri sessuali secondari, mentre la seconda da un’attrazione più profonda e sentimentale.

La relazione romantica è stata indagata da Bartels e Zeki, che hanno pubblicato nel 2000 un articolo intitolato “The neural basis of romantic love”. Gli studiosi hanno osservato mediante fMRI (risonanza magnetica funzionare) che, alla vista del partner, il cervello umano risponde con una particolare attività, che si differenzia da quella provocata dalla vista di altre persone care.

Lo studio ha evidenziato l’attivazione cerebrale di particolari aree, come è possibile vedere nell’immagine allegata. Quando una persona innamorata vede il proprio partner, l’attività cerebrale coinvolge l’insula, la corteccia cingolata anteriore, il nucleo caudato e il putamen. Queste sono aree deputate alle emozioni.

D’altra parte, la vista del partner disattiva il giro cingolato posteriore, deputato alla percezione delle emozioni dolorose, e l’amigdala, la quale ha la particolare funzione di elaborare le emozioni e i ricordi, soprattutto negativi.

Di conseguenza, dai risultati della ricerca di Bartels e Zeki si deduce che la presenza del partner ci induce a provare emozioni positive e ad inibire quelle negative e dolorose.

Tenendo conto che solitamente la continuità è una caratteristica della relazione amorosa, con lo trascorrere del tempo gli effetti positivi dell’attivazione provocata dalla presenza del partner svaniscono, poiché la plasticità cerebrale si abitua a tale stimolazione.

Ma se la relazione si interrompesse e, con essa, anche la stimolazione provocata dalla presenza del partner? Il nostro cervello e noi ci ritroveremmo A PEZZI.

Le emozioni, alle quali è abituata la nostra attività cerebrale, e l’inibizione delle aree deputate al dolore e alle emozioni negative verrebbero a mancare. Pertanto, saremmo soggetti a percezioni dolorose e, per porre fine ad esse, saremmo indotti a ricercare l’attività cerebrale mancante, andando, di conseguenza, alla ricerca del nostro partner.

La ricerca del partner non è l’unica soluzione possibile, perché la plasticità del cervello ci permette di sopportare le stimolazioni mancanti e di trovare un nuovo equilibrio, ma per questo è necessario del tempo.

Articolo originale in inglese

Articolo tradotto in italiano

Libro (in inglese) dal quale ha preso spunto l’articolo in inglese

Dott.ssa Samantha

 

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