Benessere, Psicologia della vita quotidiana

Ageismo: lo stereotipo sull’età

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Con il termine “ageismo” si intende la discriminazione e la stereotipizzazione sulla base dell’età di una persona. Ci mostriamo ageisti ogni qualvolta cambiamo comportamento verso una persona perché influenzati dall’età che supponiamo lei abbia.

Questo pregiudizio nasce dallo stereotipo secondo cui la vecchiaia sia un periodo di decadimento fisico e cognitivo al quale non si può porre rimedio. Questo destino viene riconosciuto a tutti senza distinzione, tant’è che rimaniamo stupiti quando si incontra una persona anziana nel pieno delle proprie facoltà che continua a portare avanti le sue attività e mantiene uno spirito attivo.

In passato,

nelle società preistoriche e agricole, le poche persone che vivevano a lungo erano considerate insegnanti e custodi della cultura. La storia era qualcosa di vivo, che veniva tramandata di generazione in generazione. Questa tradizione orale ha ricevuto un duro colpo con l’invenzione della stampa, quando i libri sono diventati un deposito alternativo di conoscenza. Fino a quando l’età avanzata è rimasta relativamente rara, però, i più vecchi hanno mantenuto un ruolo sociale, come depositari di importanti capacità e informazioni.

Il XIX e il XX secolo hanno visto un ribaltamento di tale situazione. La modernità ha portato transizioni epocali che hanno ridotto la visibilità dei membri più vecchi della società, diminuendo le loro opportunità ed erodendo la loro autorità. Rapidi cambiamenti sociali hanno fatto sembrare la conoscenza del passato meno rilevante. Invecchiare è passato dall’essere un processo naturale a un problema sociale al quale si doveva trovare rimedio.

Nella nostra società

ci sono ancora delle nozioni rigide seppur siano ormai obsolete, come l’idea che la scuola sia per i giovani, il lavoro sia per persone di mezza età e l’ozio per gli anziani: è evidente ormai che si continua ad apprendere durante tutto l’arco della vita e che anche una volta conclusa l’attività lavorativa si devono portare avanti alcune attività, come la gestione dei nipoti, che sono ben diverse dall’ozio.

I termini “giovane” e “vecchio” sono parole utili con significati specifici, poiché il primo significa aver vissuto per un tempo breve, il secondo aver vissuto per un tempo lungo; ma nell’utilizzo comune il linguaggio rinforza l’idea che sentirsi bene significa sentirsi giovani mentre sentirsi male vuol dire sentirsi vecchi.

Spesso a persone giovani capita di sentirsi stanchi e di affermare frasi come: ”Ah come sto diventando vecchio!” oppure persone anziane affermano frasi come: “Mi sento ancora giovane dentro”. In questo modo la stanchezza viene associata ad un registro linguistico per anziani, mentre la vitalità ad un registro per giovani, quando invece si può essere stanchi da giovani e si può essere vitali da anziani.

Tutta la società deve combattere questo stereotipo dell’ageismo perché minaccia tutti e soprattutto non permette di invecchiare in modo sereno e attivo. La vecchiaia non è una minaccia, ma come spesso mi piace dire ai miei pazienti: “È il giusto compromesso con la longevità” ed è opportuno che tutti invecchino nel migliore dei modi senza il timore di chiedere aiuto perché altrimenti si appare vecchi.

“L’età è davvero solo un numero,

che riflette quante volte

abbiamo girato intorno al sole.”

Dott.ssa Samantha

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