Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

CHE COSA SONO LE ABITUDINI?

Secondo gli scienziati, le abitudini si formano perché il cervello è sempre alla ricerca di modi per risparmiare energia. Mettere in atto un’azione nuova richiede alla mente umana un ingente sforzo, che non è invece richiesto quando si mette in atto un’azione per la quale abbiamo già a disposizione una procedura da seguire.

Basti pensare a quante energie impieghiamo nell’individuare una strada alternativa, quando sul nostro percorso di rientro a casa troviamo una deviazione. Certo! Abbiamo tutti a disposizione app che ci possono essere d’aiuto, ma la rottura di questa abitudine ci richiede di mettere in atto azioni inconsuete e spesso influenza anche il nostro umore.

Dall’affermazione iniziale si potrebbe dedurre che se il nostro cervello venisse lasciato ai propri meccanismi, cercherebbe di trasformare ogni routine in abitudine, proprio perché, come qualunque pigro, il suo obiettivo è quello di diminuire la fatica da compiere. Questo istinto è enormemente vantaggioso e un cervello efficiente ci permette anche di smettere di pensare costantemente a comportamenti elementari come camminare, in modo da poter dedicare le nostre energie ad altre attività.

Immaginate se andare in bicicletta ci richiedesse sempre la stessa fatica che abbiamo impiegato la prima volta che abbiamo tolto le rotelle da bambini, nessuno andrebbe in bicicletta per piacere, per gustare l’aria primaverile o per osservare nuovi paesaggi. Il nostro pigro cervello ci permette questo.

D’altra parte però non tutte le nostre abitudini sono positive e, pertanto, è bene conoscere la loro struttura così da comprenderle e modificarle, se necessario.

Nel libro “La dittatura delle abitudini” di Charles Duhigg viene spiegato che le abitudini sono un circolo a tre fasi: segnale, routine, gratificazione. Perciò un’abitudine è un processo in cui un segnale avvia una ruotine che produce una gratificazione per l’individuo.

Ad esempio, sono ad una festa e mi sto annoiando (segnale), prendo la mia giacca e il mio pacchetto di sigarette ed esco a fumare oppure mi dirigo al buffet per prendere un altro stuzzichino, seppur io ne abbia già mangiati abbastanza (routine). La nicotina della sigaretta oppure il gusto dello stuzzichino mi appagano subito e mi permettono di interrompere il momento di noia (gratificazione). Così, se non avrò modo di trovare altri stimoli continuerò a ripetere la mia abitudine ogniqualvolta mi sentirò annoiato fino alla conclusione della festa.

Il compito di comprensione delle abitudini e l’identificazione delle tre fasi risulta tutt’altro che semplice, perché spesso le abitudini soddisfano bisogni dei quali anche noi stessi siamo inconsapevoli e, pertanto, è necessario anche un lavoro di consapevolezza sui nostri bisogni e comportamenti.

Ricapitolando, i nostri comportamenti abitudinari ci permettono di compiere meno fatica, perché rispondono in automatico a dei segnali senza rendere necessaria la pianificazione delle azioni. D’altra parte però non tutte le nostre abitudini sono positive e pertanto sarebbe bene interrogarsi sulla qualità delle nostre abitudini e interrogarsi su quali vogliamo mantenere e quali no.

Fumi? Com’è la tua dieta? Come trascorri il tuo tempo libero? Pratichi attività fisica? Come ti comporti quando sei arrabbiato? Come reagisci alla noia?

Dott.ssa Samantha

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