Disabilità, Film

DISABILITÁ UDITIVA

In un precedente post è stato approfondito il tema della percezione uditiva e questa mia attenzione per l’argomento è dovuta dal ruolo che spesso svolgo come assistente alla comunicazione.

L’assistente alla comunicazione, come spiegato in un precedente articolo, ha una funzione di mediatore e facilitatore della comunicazione, dell’apprendimento, dell’integrazione e della relazione tra lo studente con disabilità sensoriale, la famiglia, la scuola, la classe ed i servizi territoriali specialistici.

Le disabilità sensoriali riguardano gli organi di senso della vista e dell’udito, i quali hanno un ruolo primario nella comunicazione e nello sviluppo degli apprendimenti.

In questo post tratterò la disabilità uditiva e lo farò parlando di un film “La famiglia Bélier”, che tratta le vicende di Paula, una sedicenne con la dote per il canto che vive con i genitori e il fratello sordomuti.

Il film è divertente e commovente, pertanto, seppur tratti tematiche importanti, non risulta noioso.

Una tematica che il film prende in esame è quella generica dell’”handicap” e indirettamente viene richiesto allo spettatore di rispondere alla domanda “Che cos’è l’handicap?”. In modo ironico, nel film il padre afferma “Essere sordomuti non è un handicap, è un’identità” e domanda alla figlia se non sia il sindaco ad avere un handicap, visto che per la ricandidatura promette dei cambiamenti in contrasto con l’attività economica più fiorente nella città.

Il film non dà risposta e non sarò io a darla, quindi rilancio anch’io e domando “Che cos’è l’handicap? Chi ha un handicap?”.

L’elemento che personalmente mi ha colpito di più è il contrasto tra il rumore e il silenzio.

Il film inizia con una mamma molto rumorosa, una di quelle mamme che qualunque figlio udente vorrebbe per poter fare tutto il rumore che vuole senza essere ripreso, ma un rumore che prende vita nel completo silenzio ed è solo Paula a sentirlo.

Invece, verso la fine del film in un teatro sentiamo il completo silenzio dei genitori e del fratello di Paula. La ragazza sta cantando e i genitori non la sentono, la gente presente si commuove e loro non capiscono perché, l’informazione uditiva in quel momento risulta essere determinante e loro per compensazione cercano altri indizi. Nel momento in cui si abbassa il volume è permesso allo spettatore di vedere delle immagini senza audio: Io personalmente ho provato smarrimento.

In questa circostanza, il regista Eric Lartigau permette a chi sta guardando il film di passare da un ruolo passivo a uno attivo, da semplice spettatore a colui che vive un’esperienza e permette di domandarsi “Che cos’è il silenzio?”.

Inoltre, il film tratta le tematiche familiari e proprio per questo è un film per tutti e non solo per coloro che vivono la disabilità uditiva.

La pellicola evidenzia come i rapporti tra genitori e figli, udenti o no, siano caratterizzati da conflitti e tenerezze.

Una sequenza risulta essere molto coinvolgente ed è quella in cui la madre, dopo aver bevuto del vino, esplicita in modo forte di non aver mai accettato una figlia udente, sin dalla nascita, e di averla sempre sentita distante da lei.

Per gli udenti risulta essere del tutto egoistico questo ragionamento, ma credo che una delle sfide più grandi che l’essere genitore comporta è quella di accettare nei figli ciò che li differenzia dai genitori: “Quali sono le maggiori differenze tra noi e i nostri figli? Tra noi e i nostri genitori?”.

In conclusione, seppur nella mia pratica professionale mi capita maggiormente di incontrare figli non udenti in famiglie udenti, vi invito a leggere l’articolo di Mirella Bolondi, udente figlia di genitori sordi come la protagonista del film.

Dott.ssa Samantha

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Warning: in_array() expects parameter 2 to be array, string given in /home/psicol08/public_html/wp-content/plugins/yikes-inc-easy-mailchimp-extender/public/classes/checkbox-integrations.php on line 121