Disabilità

DISABILITÁ VISIVA

Riporto qui un frammento del testo “Io sono cieco” di Mauro Marcantoni:

<<Immagina di essere di fronte a me. Io non ti vedo e questo ti imbarazza. Sei abituato ad essere un tutt’uno con la tua immagine e forse ti turba che chi ti sta dinanzi non colga dal tuo aspetto i tratti comunicativi, quella parte di te che hai affidato all’apparenza e che vorresti fosse riconosciuta. Questo ti disorienta e cerchi in ogni modo di colmare la lacuna che ti sta spiazzando. Una lacuna che avverti prevalentemente tu, non io. E così, da questa prima impressione, forse inconsapevole, maturi la convinzione che oltre questi occhi ci sia un vuoto. Un vuoto da riempire, in qualche modo, anche se ti sfugge il come.>>

Queste parole mi hanno portato alla mente l’incontro con una signora che con il tempo ha perso gran parte della sua vista. Io, grazie all’esperienza, ero perfettamente a mio agio davanti a lei, ma lei, ex-vedente, conosceva bene il disagio che le persone vedenti provano davanti alle persone non vedenti. Dopo avermi comunicato la sua difficoltà visiva, iniziò a sentirsi a disagio ed io ho dovuto subito rassicurarla informandola che io non ero a disagio e che poteva riprendere a conversare con me come aveva fatto poco prima.

Il brano poi procede: << […] Io, dietro questi occhi inutili, talvolta mascherati dagli occhiali scuri che stigmatizzano simbolicamente la mia cecità, ci sono. Sono una persona. Prima ancora di avere un nome e un cognome, prima ancora di essere cieco, sono una persona con la sua complessa natura, con i suoi pensieri, con il suo carattere, con la sua storia, con le esperienze vissute, con i suoi sentimenti, affetti, desideri, opinioni, delusioni, gioie, dolori, passioni. Sono ricco, almeno quanto te, di vita. Non ci vedo, ma questo non mi impedisce di pensare, credere, amare, lavorare e vivere le mie giornate nel più intenso modo possibile. Quindi, regola numero uno: non pensare a me come a qualcuno di diverso da una persona. Non esistono ciechi che non siano persone.>>

Questa seconda parte è importante per superare il disagio che si crea nell’incontro con una persona con difficoltà visive non dimenticandosi che si sta parlando con una persona.

Il nostro è un mondo a misura di vedente: la comunicazione è per lo più veicolata mediante il canale visivo; sin da piccolissimi compensiamo le difficoltà linguistiche indicando gli oggetti; ci esprimiamo utilizzando “quello o quella” riferendoci ad oggetti intorno a noi; l’aspetto delle persone è molto importante nella nostra società e spesso veniamo considerati soprattutto per come ci mostriamo agli occhi di chi ci guarda. La maggior parte delle informazioni che catturiamo dal nostro ambiente sono visive, ma non sempre ne siamo consapevoli.

Quindi, come comunicano le persone con difficoltà visive? Come catturano tutte le informazioni dell’ambiente? Come fanno ad avere un primo giudizio sulle persone che incontrano? Scopritelo…

Oltre di disabilità uditiva mi occupo anche di disabilità visiva come assistente alla comunicazione e, avendo la possibilità di conoscere diverse persone con difficoltà visive, ho imparato a stare maggiormente attenta al canto degli uccellini, ai profumi delle persone, all’utilizzo del tono della voce e al tocco della mano. Quindi grazie a loro pongo maggiore attenzione agli altri sensi: riesco ad assaporare molti più dettagli e “sono più ricca di vita”, per utilizzare un’espressione dell’autore del brano.

Dott.ssa Samantha

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