Mondo della scuola, Psicologia della vita quotidiana

Educare alla diversità

In un precedente articolo abbiamo trattato il tema dell’educazione e in in questo vorrei riflettere sull’educare alla diversità come misura preventiva al bullismo.

I fatti di cronaca evidenziano la presenza di differenti tipologie di bullismo:

  • quello razzista a causa di differenti origini o tratti somatici;
  • quello sessista, che molto spesso vede le donne come “vittime” e gli uomini come “bulli” sfociando così in eventi di femminicidio;
  • quello sessuale, che vede la messa in atto di violenze sessuali;
  • quello omofobico, per cui  chi non sceglie un orientamento eterosessuale è discriminato;
  • verso la disabilità, che vede le persone con disabilità più o meno gravi di diversa gravità discriminate, isolate, ostacolati nello sfruttare le opportunità che dovrebbero essere garantite a tutti;
  • verso chi ha particolari doti, perché vieni preso di mira anche quando sei superiore.

A mio avviso tutte queste tipologie possono essere riassunte in un’unica espressione “bullismo verso il diverso”.

Educare alla diversità significa principalmente promuovere l’empatia e la collaborazione. In una società in cui sembra che vincano solo i primi è difficile educare i propri ragazzi a questi valori comprendendo che la diversità arricchisce chi è in grado di accettarla.

L’empatia ci permette di entrare in sintonia con i sentimenti dell’altro, ma questo risulta difficili se non siamo abituati ad entrare in contatto con le nostre emozioni, a riconoscerle e a gestirle. Risulta importante parlare con i ragazzi delle emozioni che si provano e delle loro manifestazioni prendendo ad esempio situazioni realmente accadute e altre ipotetiche; si potrebbe chiedere di mettersi nei panni dell’altro e poter pensare quali possano essere i suoi sentimenti e le sue azioni. Sempre a questo proposito nelle classi si potrebbero svolgere dei Role Play in cui gli alunni interpretano sia il ruolo di vittima sia il suolo di bullo dando così alla classe spunti di riflessione sui quali confrontarsi.

Un’altra attività che è possibile fare in gruppo, soprattutto in una prima fase di conoscenza, è il gioco delle uguaglianze e delle differenze per rendere consapevoli tutti gli alunni che con ciascun compagno si hanno delle uguaglianze e delle differenze. Durante il gioco si divide la stanza in due zone e ad ogni frase ciascun individuo dovrà andare nella zona che lo caratterizza. Esempi di frase potrebbe essere: “I maschi nella zona a destra”; “Chi porta gli occhiali nella zona a destra”; “Chi parla solo l’italiano nella zona a destra”. L’attività potrebbe essere accompagnata da degli scatti che possano rimanere in archivio ed essere utilizzati ogni qualvolta nascano all’interno delle classe dei motivi di conflitto legati alle diversità.

Un esempio che potremmo diffondere è quello di non giudicare ma conoscere, di non farsi fermare dai pregiudizi ma andare a fondo, poi le persone potrebbero continuare a non piacerci ma questo non legittima a giudicare l’altro inferiore e ad opprimerlo.

Infine, ricordo un messaggio che ho già espresso nel precedente articolo, ma al quale credo profondamente:

“Educare è compito di molti, è compito di tutti”.

Dott.ssa Samantha

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