Benessere, Funzionamento psicologico, Genitorialità, Psicologia della vita quotidiana

Essere genitori: educare alla vita

In fondo all’articolo è disponibile l’audiolettura.

Per la crescita dei giovani è determinante che le figure adulte, in primis i genitori, si facciano carico del compito di educarli alla vita. Questo ruolo è molto complesso perché vede al suo interno molte attività, a volte l’una in contrasto con l’altra.

Alla nascita i figli hanno dei bisogni principalmente legati alla sopravvivenza in termine di alimentazione, cura e protezione. Ma con il parto le mamme comprendono come il neonato debba già affrontare il primo cambiamento che prevede il passaggio dal grembo materno all’ambiente esterno dove entra in contatto con più elementi.

Mano a mano che l’individuo cresce entra in interazione con un numero sempre maggiore di altre persone e altre situazioni. Durante la crescita i genitori, la famiglia e la società accompagnano le persone ad acquisire competenze e abilità sempre maggiori per poter affrontare la vita.

Il ruolo degli adulti è proprio quello di camminare prima avanti, poi di fianco, in seguito dietro e infine fermarsi affinché l’individuo possa proseguire il suo percorso da solo. Queste fasi non hanno una successione rigida perché nello stesso momento di vita un bambino cammina senza la supervisione dell’adulto, studia con il supporto di qualcuno, gioca monitorato dalle figure di riferimento e copia i movimenti dei genitori per svolgere delle attività nuove.

In questa introduzione possiamo osservare come l’educazione possa comprendere il compito di proteggere, quello di accompagnare gradualmente il ragazzo durante la sua crescita e prepararlo alla vita.

Proteggere

Fin dai primi attimi un adulto che si sente responsabile di un individuo più piccolo mette in atto strategie di protezione.

I genitori di un neonato cercano di limitare tutti i pericoli, soprattutto quando il bambino inizia a esplorare in autonomia ciò che lo circonda e inizia ad incontrare un maggior numero di situazioni pericolose.

Gli adulti hanno il dovere di proteggere i bambini e i giovani: non devono esporli a pericoli; devono fornire loro ambienti quanto più confortevoli e adeguati alle loro necessità; non devono condurli dove ci possono essere situazioni che possono ferirli fisicamente o psicologicamente.

Inizialmente gli adulti provvedono a tutti beni di prima necessità di un bambino e pertanto un elemento di protezione è anche fornirgli la soddisfazione di tutti i beni primari.

Ma gradualmente l’adulto deve condurre il bambino a provvedere da solo alla soddisfazione dei propri bisogni; a sapersi proteggere da solo ricorrendo alle strategie migliore; ad acquisire una certa autonomia accompagnandolo in un percorso complesso ma graduale.

Accompagnare gradualmente

Lo sviluppo dell’autonomia è un processo lungo e complesso e pertanto seppur i genitori iniziano sin da subito a lavorare in questa direzione non si avranno sempre risultati immediati, ma si dovrà aspettare del tempo.

D’altra parte, invece, se si continua a rinviare lo sviluppo di questa abilità si rischiano delle situazioni poco piacevoli che potrebbero portare l’individuo a sentirsi inadeguato ad alcune situazioni.

Di conseguenza ci si domanda: quando è necessario iniziare a far sviluppare l’autonomia al proprio figlio? Quali possono essere le strategie migliori e come è possibile trovare un equilibrio senza rischiare di chiedere troppo o troppo poco?

L’idea che il proprio figlio dovrà diventare una persona autonoma è fondamentale sin dalla nascita del piccolo. A tal proposito ci tengo a precisare che il termine “autonomo” non è sinonimo di “indipendente”, ma il primo è caratterizzato da una sfumatura che non esclude il collegamento con l’altro permettendo però all’individuo di mantenere un ruolo attivo.

In questa concezione non si esclude che si possa chiedere aiuto, ma l’aiuto viene richiesto alla persona giusta con le modalità adeguate: questo atto richiede consapevolezza del bisogno e dell’incapacità a riuscire a soddisfarlo da solo, la determinazione del tipo di bisogno e dell’aiutante più adatto.

Le strategie migliori per favorire lo sviluppo dell’autonomia è lasciare ai bambini gli spazi per sperimentare, approfittare del loro desiderio di mostrarsi competenti e nel momento in cui incontrano un ostacolo non è bene fornire subito un aiuto o la soluzione, è meglio riflettere sulla situazione e fornire diverse soluzioni così che possa essere il bambino stesso a identificare quella che ritiene più adeguata.

Per aiutare il proprio figlio a sviluppare l’autonomia in modo equilibrato è necessario porsi sempre un gradino più in alto rispetto a quello che sa già portare a termine da solo. Il consiglio è quello di guidarlo in un percorso di crescita chiedendo sempre qualcosina in più, ma la richiesta non deve mai essere troppo alta altrimenti si potrebbe interrompere il cammino di crescita per sconforto, andando anche a ledere l’autostima.

Preparare alla vita

L’atto di educare è implicitamente legato all’idea di dover preparare un altro individuo alle situazioni che in futuro incontrerà nell’arco della sua vita.

Così come in ogni individuo dovrebbe avere una buona autostima ma conoscere i propri limiti, nello stesso modo i genitori, gli insegnanti, le figure educative in generale dovrebbero accompagnare i ragazzi nel percorso di autonomia favorendo lo sviluppo di una buona autostima ma anche di una ottima consapevolezza dei propri limiti.

L’autostima di un bambino si forma sentendo che gli adulti, ai quali lui tiene, credono in lui: mi piace molto la metafora del giocatore che ha sempre bisogno che ci sia qualcuno sugli spalti che faccia il tifo per lui. Per ogni individuo sapere che qualcun vuole la sua vittoria, la sua realizzazione gli permette di sentirsi accettato, amato, di valore.

D’altra parte però gli adulti devono aiutare i ragazzi a conoscere i propri limiti che spesso emergono in situazioni di frustrazione. Il non porre l’individuo a nessuna prova non gli permette di conoscersi, di dare il meglio di sé e neanche di conoscere il proprio limite. Quindi è importante che le prove siano presenti e che si affrontino.

Le prove ben riuscite porteranno alla consapevolezza dei punti di forza, mentre quelle che non si riusciranno a portare a termine determineranno dei punti di debolezza. In qualunque caso, insomma, le prove permetteranno alla persona di avere informazioni in più per conoscersi e orientarsi nel mondo degli adulti.

Il proteggere troppo i ragazzi può portare a delle conseguenze deleterie per loro, poiché se non sono preparati ad affrontare alcune situazioni, si ritroveranno smarriti perché non avranno consapevolezza di chi sono, non avranno a disposizione strategie già utilizzate in precedenza e risulteranno impreparati alle sfide future.

Il percorso all’autonomia del figlio comporta numerose sfide non solo per il figlio ma anche per i genitori, che delle volte devono essere in prima linea mentre altre volte devono farsi da parte. Il consiglio è quello di essere riflessivi e ragionare sempre per obiettivi, in questo modo è possibile individuare il giusto compromesso.

Dott.ssa Samantha

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