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L’intelligenza: donata o acquisita? Una o tante?

Il termine intelligenza deriva dal termine latino “Intelligere” che significa capire, comprendere. Ma attualmente anche nel senso comune il termine “intelligenza” viene utilizzato per qualcosa di più del semplice capire. Infatti la definizione riportata sul sito della Garzantini afferma “Facoltà, propria della mente umana, di intendere, pensare, elaborare giudizi e soluzioni in base ai dati dell’esperienza”, quindi si tratta di una abilità che non prevede solo l’acquisizione delle informazioni ma anche il loro utilizzo e l’intervento su di esse.

Donata o acquisita?

L’intelligenza è un costrutto che è stato creato dall’uomo. All’inizio del 1900 il governo francese chiese a due studiosi, Binet e Simon, di identificare una scala di misurazione che potesse identificare gli studenti con minori capacità e che pertanto richiedevano un supporto. Mossi da questo obiettivo i due studiosi definirono la “Scala Simon-Binet” che individuava il Quoziente Intellettivo (QI) mettendo in rapporto l’età mentale con l’età cronologica.

In un primo momento si sostenne che l’intelligenza fosse una capacità innata che non si potesse evolvere nel tempo, ma Piaget contribuì a modificare questa credenza sostenendo che l’intelligenza è un processo che si costruisce e si realizza con lo sviluppo del bambino.

Una o tante?

Il QI attualmente è un indice che indica la capacità intellettiva di un individuo, ma contrariamente a quanto si può pensare la sua misurazione richiede la valutazione di differenti abilità (capacità visuo-spaziali; attenzione; funzioni esecutive; capacità linguistiche; memoria; ragionamento).

La necessità di valutare diverse abilità per la misurazione di un indice che possa dare un’informazione sulle capacità intellettive di una persona nasce dall’idea che non esiste l’intelligenza, ossia una intelligenza. Cattell ha distinto un’intelligenza fluida, definita come l’abilità di ragionamento, da quella cristallina, che dipende dalla scolarizzazione e dalla cultura di appartenenza. Altri studiosi, tra i quali spicca Gardner con il contributo “Forma mentis”, hanno introdotto il concetto di intelligenze multiple secondo cui esistono diverse forme di intelligenza e queste si vengono a configurare in modo da rendere unico ciascun individuo. Un più recente contributo che ha avuto molta risonanza è il concetto di “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman; questa abilità prevede che si conoscano e si sappiano gestire le emozioni, che si comprendano le emozioni degli altri e si sappiano gestire in modo adeguato le relazioni con essi.

L’intelligenza è una capacità ed è possibile intervenire su di essa per potenziarla. Gli studi sul cervello mostrano come il ripetere delle attività con costanza nel tempo portano l’individuo a modificare la propria struttura cerebrale: l’osservazione del cervello di Einstein è una prova di queste considerazioni poiché in prima battuta è stata osservata una ipertrofia nell’area motoria della mano sinistra giustificando l’abilità di violinista di Einstein che iniziò a suonare a 6 anni; inoltre nel 2007 si è osservata un’ipertrofia nell’area deputata all’immaginazione e all’elaborazione visuo-spaziale risultata poi essere molto attiva in tutti i matematici in generale.

Il contributo della psicologia

L’intelligenza è un’abilità complessa, ma altrettanto utile. La psicologia ha un ruolo fondamentale per il suo studio; per la sua valutazione; per il suo potenziamento. Le diverse intelligenze possono essere potenziate migliorando lo stato di benessere di ciascun individuo e la sua capacità di intervenire sul mondo che lo circonda.

Dott.ssa Samantha

 

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