Benessere, Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

Le emozioni

Definire che cosa sono le emozioni non è semplice e i diversi approcci tendono a porre più attenzione a uno o all’altro aspetto.

In un precedente articolo abbiamo sottolineato il prezioso contributo che Charles Darwin ha fornito nello studio delle emozioni svelando che la loro espressione è una caratteristica innata dell’uomo, pertanto non viene appresa, ed è presente in tutte le culture. Un’ulteriore prova a questa tesi è che le persone cieche dalla nascita esprimono con il loro viso le emozioni che provano senza aver potuto apprendere queste manifestazioni da altri.

Da un punto di vista evolutivo possiamo osservare che le emozioni non solo sono universali ma stanno anche superando le insidiose prove della selezione naturale, quindi

perché l’uomo durante la sua evoluzione ha perso la coda ma ha mantenuto le emozioni?

Nel testo “Intelligenza emotiva” Daniel Goleman afferma che “le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidati al solo intelletto: si pensi ai momenti di grande pericolo, alle perdite dolorose, alla capacità di perseverare nei propri obiettivi nonostante le frustrazioni, allo stabilirsi del legame di coppia e alla costruzione del nucleo familiare”.

Da questa spiegazione possiamo comprendere che le emozioni hanno una funzione adattiva per l’essere umano e di conseguenza lo aiutano ad orientarsi in situazioni complesse, ma

come riescono le emozioni ad essere utili all’uomo?

Tutte le emozioni prevedono degli impulsi ad agire; in altre parole, piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione è il verbo latino “moveo” che significa muovere, con l’aggiunta del prefisso “ex-“ per indicare che in ogni emozione è esplicita una tendenza ad agire, a portar fuori, a manifestare uno stato interno.

D’altra parte queste inclinazioni biologiche a un certo tipo di azione vengono poi ulteriormente plasmate dall’esperienza personale e dalla cultura, che permettono una propria interpretazione del vissuto emotivo. Ciascuno vive le emozioni interpretandole in modo molto diverso dagli altri a causa di diverse influenze che possono giungere alla cultura d’appartenenza, dalla propria famiglia e dalle persone incontrate.

Un esempio può essere l’utilizzo della voce legata alle emozioni: in alcune culture la voce non deve mai essere alzata sia per segno di rispetto sia perché questo provoca imbarazzo in chi esprime l’emozione in modo acceso; mentre in altre culture utilizzare un alto volume della voce è un mezzo per accentuare la manifestazione emotiva e non solo è accettato ma è anche preferito.

Un secondo esempio può essere la perdita di una persona amata che suscita universalmente tristezza e dolore. Ma il modo in cui esterniamo il nostro lutto – il modo in cui le emozioni sono esibite in pubblico o trattenute per esprimerle solo in privato – è forgiato dalla cultura.

È difficile definire le emozioni, ma gli studiosi non hanno dubbi sulla loro utilità per l’uomo e sono ormai numerose le prove a favore del loro essere innate e universali in tutti gli esseri umani.

Dott.ssa Samantha

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