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Ma noi utilizziamo tutta la nostra attenzione?

A fronte di questa domanda ci saranno risposte varie, persone che si considerano sbadate, altre che si mostrano invece molto attente ed altre ancora che inizierebbero a vaglia casi e situazioni in cui sono state più o meno attente.

La risposta per tutti è:

NO! Non utilizziamo tutta la nostra attenzione, utilizziamo ciò che ci serve!”.

Se noi prestassimo attenzione a tutto in maniera approfondita faremmo fatica ad elaborare tutte le informazioni e questo comportamento non sarebbe funzionale al funzionamento dell’individuo.

Il mio lavoro di assistente alla comunicazione mi permette di avere una visuale privilegiata perché lavoro con ragazzi con difficoltà visive e uditive. Nel loro caso l’attenzione deputata per l’organo inefficiente non viene persa, ma viene potenziata l’attenzione per gli altri organi sensoriali.

Questo è possibile perché il nostro cervello è plastico, soprattutto nei primi anni di vita, quindi le esperienze di vita possono influenzare il suo funzionamento ed io mi accorgo come nella comunicazione chi ha un buon udito ma una percezione visiva compromessa potenzia il primo, mentre chi si trova nella situazione opposta potenzia la seconda.

L’attenzione visiva di una persona non udente è straordinaria perché dall’osservazione del comportamento di un individuo riesce a ricavare altre informazioni riguardante l’ambiente circostante, informazioni alle quali noi non facciamo caso perché riusciamo ad acquisirle mediante l’udito. Mi ricordo un episodio avvenuto poco tempo dopo aver conosciuto un ragazzo che seguo, ero presente durante una lezione di educazione fisica e i ragazzi stavano facendo degli esercizi di rugby. Improvvisamente una palla viene lanciata verso il ragazzo non udente, ma lui era di spalle e non poteva vedere il suo arrivo, la sua attenzione visiva però gli ha permesso di riuscire a catturare l’informazione osservando il compagno davanti a lui e la sua espressione facciale in modo da abbassarsi tempestivamente ed evitare il colpo.

D’altra parte l’attenzione uditiva di una persona con difficoltà visive è altrettanto eccezionale. Durante il mio lavoro mi è stato possibile capire che quanto più è compromessa la vista della persona con la quale interagisco, quanto più il mio tono di voce è determinante per comunicare. Un tono severo o un tono dolce sono determinanti per comunicare il proprio stato emotivo, i silenzi hanno un ruolo importante e in base alle situazioni hanno funzioni diverse.

Inoltre, so bene che per i ragazzi che seguo anche il tatto è un ottimo strumento di comunicazione, quindi è necessario prestare molta attenzione all’intensità con cui si entra in contatto o alla vicinanza e alla lontananza tra le persone.

In conclusione, il mio lavoro di assistente alla comunicazione richiede che la comunicazione sia alternativa, trovando le modalità e le strategie migliori.

Dott.ssa Samantha

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