Benessere, Psicologia della vita quotidiana

OTTIMISMO Vs PESSIMISMO: VINCE IL REALISMO

Martin Seligman ha fondato la psicologia positiva e ha definito l’ottimismo come imprescindibile spinta al successo. Nel suo libro “Apprendere l’ottimismo” afferma che l’ottimismo non è un dono genetico ma un’attitudine, infatti da alcuni studi su gemelli monogozigoti si è evinto che i geni influiscono solo per una percentuale vicina al 30%. Quindi sembrerebbe possibile scegliere di essere ottimisti e apprendere l’ottimismo.

Diversi studi affermano che gli ottimisti vivono di più grazie ad un’inferiore predisposizione ad ammalarsi, mentre altri sottolineano come il pessimismo conduca ad uno stile di vita con meno rischi.

In ambito lavorativo si è osservato, da studi dello stesso Seligman, che essere ottimisti permette di affrontare in maniera adeguata i fallimenti e risulta una caratteristica necessaria per i leader, i quali hanno il compito di sostenere e incoraggiare la propria squadra. D’altra parte però l’approccio pessimista è privilegiato in lavori in cui si ricoprono grosse responsabilità, come i controllori di volo e i medici.

Quindi, volendo scegliere, dovremmo accingerci ad apprendere l’ottimismo o il pessimismo?

Gabriele Oettingen, della New York University, teorizza che ci sia un legame eccessivo tra ottimismo e passività poiché l’individuo è così sicuro che tutto andrà bene che non ritiene opportuno intervenire o dare il meglio di sé. Pertanto, sembrerebbe che ottimismo e pessimismo abbiano lo stesso risultato, cioè condurre a una passività che risulta controproducente e non permette di affrontare le situazioni. In conclusione la Oettingen propone come miglior approccio quello realista che ha declinato concretamente con un esercizio chiamato WOOP.

Un altro spunto ci viene dato dalla neuroscienziata Tali Sharot, dell’Università di Londra, che come spiega in un TED talk l’ottimismo può offrire delle risorse ma può anche indurci in errore. A conclusione del suo contributo racconta una storia i cui protagonisti sono dei pinguini che si trovano in cima ad un dirupo dal quale non hanno via di scampo, la Sharot considera come i tre approcci ottimistico, pessimistico e realistico indurranno all’azione i pinguini, permettendo solo ad un gruppo di sopravvivere. BUONA VISIONE!

Dott.ssa Samantha

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