Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

Perché per natura vediamo il bicchiere mezzo pieno? 3 spunti per non farsi ingannare!

Tali Sharot nel suo libro: “Ottimisti di natura” sostiene due tesi la prima che giustifica il nostro essere ottimisti per natura e la seconda invece che risponde alla domanda nel titolo di questo articolo.

La prima afferma che siamo per lo più ottimisti. Seppur potremmo non esserne consapevoli, dagli studi indagati e condotti dalla ricercatrice emerge che le nostre aspettative sono superiori agli esiti futuri. Anche se siamo ottimisti ila nostra mente elabora anche pensieri meno positivi, come le paure, e spesso non arriva ad aspettative vicino alla follia, nessuno di noi sognerebbe di vincere una maratona senza una giusta preparazione atletica.

La seconda tesi sostiene che il nostro cervello si è evoluto in modo da prevedere più facilmente felicità e successo perché così facendo salute e progresso sono più probabili. I dati indicano che i gli ottimisti vivono più a lungo, sono più sani e più felici, fanno piani finanziari migliori e hanno più successo.

Il pregiudizio ottimistico modifica la realtà soggettiva facendola percepire migliore di quella che è, pertanto dinnanzi ad una realtà ricca di elementi sia positivi sia negativi la nostra natura ci induce a percepire il positivo più chiaramente del negativo. Di conseguenza, percepire le sfortune come opportunità può renderle effettivamente tali, perché le previsioni non solo alterano la percezione, ma modificano anche l’azione, trasformando la realtà oggettiva.

Non è da sottovalutare però che dietro ogni illusione si celano delle insidie, perché mantenere un atteggiamento ottimista quando le condizioni sono estremamente avverse risulta controproducente e vengono sottovalutate le difficoltà da affrontare. Se però ci rendiamo consapevoli di questa nostra inclinazione possiamo sfruttare questa predisposizione naturale nei momenti più adeguati e non lasciarci ingannare quando è opportuno.

Come possiamo prendere maggiore consapevolezza del nostro ottimismo?

Leggendo il libro già citato ho rilevato alcuni spunti che possono essere molto utili:

  1. Guardare le situazioni da una certa distanza ci permette di fare previsioni migliori rispetto a quando il coinvolgimento emotivo e le nostre aspettative vengono lasciati liberi di influire profondamente. Spesso il futuro che ci immaginiamo è più roseo e cerchiamo intorno a noi persone che ci aiutano a convincerci di questo, ma per evitare brutte delusioni è meglio prendere le distanze e cercare di domandarsi se i nostri piani d’azione possono raggiungere obiettivi alla nostra portata oppure no.
  2. Guardare le situazioni in ampia scala, più volte nel libro viene resa evidente la discrepanza tra le ottimistiche aspettative individuali e la realtà: come è possibile che tutti sostengono di essere più generosi della media, ma dovrebbe essere proprio la media, per definizione, il range in cui si concentrano più persone? Se tutti sono più generosi della maggior parte delle persone, c’è un nesso logico che viene meno. Guardando invece il nostro comportamento, pensando ad esempi concreti e avendo una visione ad ampia scala, forse saremmo capaci di poter fare valutazioni meno ottimistiche ma più realistiche.
  3. Cambiare prospettiva osservando il futuro dal presente ma come se fosse già passato. L’esperienza ci insegna che ogni situazione che si è incontrata, seppur con ferite più o meno dolorose, si è superata, quindi non è opportuno guardare al futuro non prendendo in considerazione gli imprevisti o gli eventi negativi. Questi si possono mettere in conto e si può anche pensare che se si incontreranno si affronteranno nel migliore modo possibile.

In conclusione, vi consiglio di leggere il libro di Tali Sharit e lasciarvi catturare dagli innumerevoli esempi riportati e dalle diverse ricerche citate. L’unica accortezza è quella di non iniziare a leggere il libro su un aereo, leggendolo capirete!

Dott.ssa Samantha

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