Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

Perché scegliere di essere assertivi?

L’efficacia personale dipende in gran parte dalla capacità di essere assertivi, ossia la capacità di realizzare un buon equilibrio tra l’essere timidi e l’essere arroganti.

Le persone troppo timide o rinunciatarie possono indurre gli altri ad approfittarsi di loro o ad avere poca fiducia nelle loro capacità. Può essere difficile per una persona timida esprimere la propria opinione o esporre un’alternativa a una proposta ritrovandosi così in situazioni alle quali non avrebbero voluto prender parte o assecondando richieste e interessi degli altri.

D’altra parte, le persone arroganti o prepotenti corrono il rischio di mantenere gli altri a debita distanza poiché quest’ultimi possono avere l’impressione di non essere abbastanza considerati. Le persone arroganti non si interrogano su quelli che sono i bisogni degli altri; rimangono focalizzati sui propri interessi e i propri obiettivi provocando danni al prossimo; con il loro comportamento creano risentimento e malessere nelle persone che stanno al loro fianco.

Probabilmente nessuno vorrebbe frequentare amici, partner o colleghi di lavoro che appartengono ad una o all’altra categoria rischiando di non avere fiducia nell’altro o cercando di evitarlo per i suoi comportamenti prepotenti; dall’altra parte, nessuno presumibilmente vorrebbe rientrare in una delle due categorie poiché questo provocherebbe un isolamento sociale.

La psicoterapeuta Patricia Jakubowski ci propone otto principi di una filosofia assertiva:

  • Se siamo autonomi e ci facciamo conoscere dagli altri impareremo a rispettarci e a farci rispettare. Fare i timidi e lamentarsi di continuo non aiuta a guadagnarsi il rispetto degli altri e non crea nemmeno le condizioni ideali per acquisire il necessario amor proprio. Ne derivano conseguenze importanti sul piano dell’autostima.
  • Se cerchiamo di comportarci sempre in modo da non dare agli altri il benché minimo motivo per sentirsi “feriti” da noi, finiremo inevitabilmente per ferire noi stessi (e gli altri). Se la nostra prima preoccupazione è quella di non infastidire nessuno, rischiamo di creare una situazione in cui paradossalmente ci si fa lo stesso molto male.
  • Se siamo delle persone capaci di autonomia di pensiero e di giudizio ed esprimiamo quel che proviamo e pensiamo in modo sincero ed esplicito, gli altri, prima o poi ne trarranno beneficio. Se invece svalutiamo gli altri, finiremo per svalutare anche noi stessi. Alla fine, non concluderemo nulla di buono.
  • Se rinunciamo alla nostra integrità e reprimiamo i sentimenti, rischiamo di danneggiare i nostri rapporti con gli altri o impediamo che queste si sviluppino. Altrettanto succede se tentiamo di manipolarli con atteggiamenti ostili, intimidatori o colpevolizzanti.
  • Le relazioni interpersonali si fanno più autentiche e gratificanti se condividiamo con gli altri le nostre vere reazioni e non impediamo loro di fare altrettanto con noi.
  • Impedire agli altri di sapere quello che pensiamo e che proviamo è una scelta sconsiderata, né più né meno che non ascoltare i loro pensieri e i loro sentimenti.
  • Se rinunciamo in continuazione ai nostri diritti, insegniamo agli altri ad approfittare di noi.
  • Se agiamo in modo assertivo, e spieghiamo agli altri gli effetti del loro comportamento su di noi, offriamo loro l’opportunità di cambiare e al contempo rispettiamo il loro diritto di sapere come va il nostro rapporto con loro.

Per chi volesse mostrarsi più assertivo potrebbe essere troppo impegnativo applicare sin da subito tutti i principi appena suggeriti, quindi il consiglio è di partire da uno solo cercando di individuare quello che appare meno fatico da mettere in pratica.

Inoltre, anche se l’essere assertivi è spesso molto faticoso è importante non dimenticare che questa è una pratica di rispetto, per gli altri e per noi stessi.

Dott.ssa Samantha

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