Psicologia della vita quotidiana

QUANDO NASCONO UNA MAMMA E UN PAPÀ

La prossima domenica si festeggerà la festa della mamma e il lunedì successivo la festa della famiglia, queste ricorrenze mi hanno portato a riflettere su come alla nascita di un bambino, soprattutto nei casi dei primogeniti, corrisponda la nascita dei suoi genitori, mamme e papà nascono quando nascono i lori figli.

L’idea socialmente più diffusa è che mettere al mondo figli rende felici, ma differenti studi (Sharot T., 2012; Myrskylä, M. & Margolis, R.,2014) dimostrano come non sia effettivamente vero; coloro che diventano genitori registrano un aumento della felicità nel periodo vicino alla nascita, ma successivamente i risultati in merito sono scoraggianti.

Ma se l’uomo non credesse ingenuamente che mettere al mondo figli sia un’esperienza meravigliosa cosa accadrebbe? Il genere umano si estinguerebbe. Quindi l’atteggiamento ottimistico insito nella natura umana porta ad attribuire un valore rilevante all’attesa, gli studi evidenziano come le persone provino maggiore felicità nell’attendere che qualcosa accada piuttosto che nel momento in cui questa si realizza.

Un esempio concreto è quello delle vincite alla lotteria, gli studi evidenziano come le persone siano felici al pensiero di vincere, siano felici quando vincono ma dopo pochi mesi la loro felicità percepita ritorna ai livelli stimati prima della vincita, perché l’eccitamento è passato e ci si è abituati al nuovo tenore di vita. Pertanto, anche nella genitorialità dopo il primo momento di grande felicità per la nascita il percorso di crescita si caratterizza di momenti positivi e negativi.

Una volta che si decide di diventare genitori cosa accade? Durante l’attesa non abbiamo tutti lo stesso atteggiamento: alcuni sono più tranquilli, mentre altri hanno dei timori, si domandano se saranno all’altezza del difficile ruolo, ma dall’altra parte cercano di proteggersi maturando aspettative ottimistiche in merito al proprio futuro e a quello del figlio.

Gianluca Nicoletti, giornalista e autore, in uno dei suoi testi scrive: “Si pensa sempre che sicuramente nostro figlio farà parte d quei due su tre più fortunati, ma di solito non è così. Chissà a quanti altri uno su tre siamo scampati e nemmeno ne siamo felici”. Questa osservazione mi permette di riflette su quanto la visione ottimistica iniziale sia poi rimpiazzata velocemente da quella più negativa nel momento in cui si incontrano le prime difficoltà; iniziamo ad essere tristi e molto concentrati sugli ostacoli, ma poco felici per tutti gli ostacoli che invece non abbiamo dovuto affrontare.

Il bambino poi arriva. Si aspetta questo momento a lungo parlando mille volte di lui, cercando di immaginare come sarebbe stato, a chi avrebbe potuto somigliare, se il nome pensato sarebbe stato adatto a lui oppure no, come sarebbe cambiata la vita di coppia nel caso del primo figlio o come avrebbero reagito gli eventuali fratelli o sorelle.

Il bambino poi arriva e dalla teoria si passa alla pratica.

Ai neogenitori potrebbero essere utili questi tre consigli:

  1. Ricordarsi che ciò che si fa incide di più di quello che si dice. Quando l’obiettivo è educare dobbiamo ricordarci che gli esempi sono più influenti delle parole, quindi non è necessario ripetere al proprio figlio che non si devono dire le parolacce, ma innanzitutto è utile spiegare che le parolacce sono delle parole brutte (la desinenza “-acce” attribuisce una caratteristica dispregiativa al nome); definire quali siano, perché seppur i bambini sembrino avere un’abilità innata nell’apprendere tutte le parolacce non nascono con la conoscenza di quali siano; infine non dirle noi stessi.
  2. Trattare i bambini con lo stesso rispetto con il quale si vuole esser trattati da loro. I bambini sono molto sensibili, hanno la capacità di comprendere come si devono comportare e come sono trattati. Chiedere ai propri figli di collaborare nella gestione domestica affermando “Fallo e basta perché io sono l’adulto e decido io” può portare a un buon risultato nell’immediato, ma quando il bambino crescerà? Quando arriverà all’adolescenza e non avrà delle giuste motivazioni ma risponderà con la stessa arroganza? Domandatevi quali sono gli obiettivi che volete raggiungere con i vostri comportamenti e rispettate la persona che vi sta davanti, qualunque età abbia.
  3. Non rimanere troppo ancorati alle aspettative positive. L’ottimismo spinge a fare il possibile e ad ottenere il meglio, ma quando non si riesce non è utile continuare a riproporre al figlio le proprie aspettative. Anche i figli sono umani e in quanto tali dotati di limiti, più o meno evidenti, a volte i genitori possono rimanere delusi dal fatto che il figlio non riesca a soddisfare le loro aspettative, ma in questi casi è utile abbandonare i propri desideri e avvicinarsi a lui. Il supporto dei genitori può essere d’aiuto nel capire chi si è, dove si vuole andare e il proprio valore, abbiamo tutti bisogno che qualcuno faccia il tifo per noi senza che ci giudichi.

 

Buona festa della mamma!

Buona festa della famiglia!

Dott.ssa Samantha

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