Psicologia della vita quotidiana

QUANDO NASCONO UNA MAMMA E UN PAPÀ

In fondo all’articolo è possibile ascoltare l’audio-lettura

Quando nasce un bambino molto spesso nascono anche una mamma e un papà. L’idea socialmente più diffusa è che mettere al mondo figli rende felici, ma differenti studi (Sharot T., 2012; Myrskylä, M. & Margolis, R.,2014) dimostrano come non sia effettivamente vero; coloro che diventano genitori registrano un aumento della felicità nel periodo vicino alla nascita, ma successivamente i risultati in merito sono scoraggianti.

Ma se l’uomo non credesse ingenuamente che mettere al mondo figli sia un’esperienza meravigliosa cosa accadrebbe?

Il genere umano si estinguerebbe. Quindi l’atteggiamento ottimistico insito nella natura umana porta ad attribuire un valore rilevante all’attesa, infatti gli studi evidenziano come le persone provino maggiore felicità nell’attendere che qualcosa accada, piuttosto che nel momento in cui questa si realizzi.

Un esempio concreto è quello delle vincite alla lotteria, gli studi evidenziano come le persone siano felici al pensiero di vincere, siano felici quando vincono ma dopo pochi mesi la loro felicità percepita ritorna ai livelli stimati prima della vincita, perché l’eccitamento è passato e ci si è abituati al nuovo tenore di vita.

Pertanto, anche nella genitorialità dopo il primo momento di grande felicità per la nascita il percorso di crescita si caratterizza di momenti positivi e negativi.

Durante l’attesa non abbiamo tutti lo stesso atteggiamento: alcuni sono più tranquilli, mentre altri hanno dei timori, si domandano se saranno all’altezza del difficile ruolo, ma dall’altra parte cercano di proteggersi maturando aspettative ottimistiche in merito al proprio futuro e a quello del figlio.

Una volta che si diventa genitori cosa accade?

Il bambino nasce e dalla teoria si passa alla pratica.

Ai neogenitori potrebbero essere utili questi tre consigli:

  1. Ricordarsi che ciò che si fa incide di più di quello che si dice. Quando l’obiettivo è educare dobbiamo ricordarci che gli esempi sono più influenti delle parole, quindi non è necessario ripetere al proprio figlio che non si devono dire le parolacce, ma innanzitutto è utile non dirle noi stessi e spiegare che le parolacce sono delle parole brutte (la desinenza “-acce” attribuisce una caratteristica dispregiativa al nome); inoltre è necessario definire quali siano, perché seppur i bambini sembrino avere un’abilità innata nell’apprendere tutte le parolacce non nascono con la conoscenza della categoria stessa.
  2. Trattare i bambini con lo stesso rispetto con il quale si vuole esser trattati da loro. I bambini sono molto sensibili, hanno la capacità di comprendere come si devono comportare e come sono trattati. Chiedere ai propri figli di collaborare nella gestione domestica affermando “Fallo e basta perché io sono l’adulto e decido io” può portare a un buon risultato nell’immediato, ma quando il bambino crescerà? Quando arriverà all’adolescenza e non avrà delle giuste motivazioni ma risponderà con la stessa arroganza? Domandatevi quali sono gli obiettivi che volete raggiungere con i vostri comportamenti e rispettate la persona che vi sta davanti, qualunque età abbia.
  3. Non rimanere troppo ancorati alle aspettative positive. L’ottimismo spinge a fare il possibile e ad ottenere il meglio, ma quando non si riesce non è utile continuare a riproporre al figlio le proprie aspettative. Anche i figli sono umani e in quanto tali dotati di limiti, più o meno evidenti, a volte i genitori possono rimanere delusi dal fatto che il figlio non riesca a soddisfare le loro aspettative, ma in questi casi è necessario abbandonare i propri desideri e avvicinarsi a lui. Il supporto dei genitori può essere d’aiuto nel capire chi si è, dove si vuole andare e il proprio valore, abbiamo tutti bisogno che qualcuno faccia il tifo per noi senza che ci giudichi.

Trovo interessante una citazione di Gianluca Nicoletti, giornalista e autore: “Si pensa sempre che sicuramente nostro figlio farà parte di quei due su tre più fortunati, ma di solito non è così. Chissà a quanti altri uno su tre siamo scampati e nemmeno ne siamo felici”.

Questa osservazione ci permette di riflette su quanto la visione ottimistica iniziale potrà poi essere rimpiazzata velocemente da quella più negativa nel momento in cui si incontrano le prime difficoltà; iniziamo ad essere tristi e molto concentrati sugli ostacoli, ma poco felici per tutti gli ostacoli che invece non abbiamo dovuto affrontare.

Il consiglio è di mantenere un equilibrio concentrandosi sulla risoluzione delle difficoltà che si incontrano senza farsi demoralizzare.

Dott.ssa Samantha

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