Libri, Psicologia della vita quotidiana

“Io soffro, è inutile nascondere la verità”

Se considerate il titolo “Io soffro, è inutile nascondere la verità” troppo forte, cosa pensate di “Se hai sofferto puoi capire”?

Proprio quest’ultima è la frase che prima ha catturato la mia attenzione e poi mi ha condotto a comprare il libro che l’ha in copertina. L’autore è Giovanni F. un ragazzino di 12 anni che racconta di avere l’HIV e decide di parlarne in un libro perché tutti gli hanno consigliato di non dirlo a nessuno dei suoi conoscenti… “gli altri potrebbero spaventarsi”.

Il libro è vivace, concreto e ironico. Giovanni narra di sé stesso e della sua malattia, parla di entrambi gli argomenti contemporaneamente e permette a noi di fare lo stesso viaggio di conoscenza che ha fatto lui dando voce anche alle sue sensazioni e ai suoi pensieri.

Ovviamente non vi racconterò il libro, ma vorrei soffermarmi su una tematica che Giovanni mette subito in prima pagina: la necessità degli adulti di nascondere la verità ai bambini.

Alla seconda riga della prima pagina si legge:

“Dicono che i bambini devono scoprire il mondo ma poi sembra che i grandi facciano a gara per nasconderti più cose possibili”.

Spesso gli adulti cercano di nascondere ai bambini e ai ragazzi la realtà perché temono che sia troppo dura per loro, che sia troppo difficile da sopportare, così la celano e a volte raccontano bugie o inventano storie di vita mai accadute, senza rendersi conto che queste omissioni possono compromettere la fiducia alla base di un rapporto.

In fondo alla pagina il racconto prosegue:

“Ma questa cosa qui era peggio, era più segreta degli altri segreti e proprio non me la voleva svelare nessuno. Mi capitava di veder parlare a bassa voce i ragazzi più grandi, e anche loro ammutolivano ogni volta che mi avvicinavo per sentire.” “Allora, cosa c’è, perché smettete di parlare?” “Niente, niente, Gio, niente”.

Nelle prime righe del libro Giovanni ci esprime il disagio provato per esser rimasto all’oscuro di qualcosa che lo riguardava; si sentiva escluso; si è domandato se non avesse lui qualcosa che non andava.

Nonostante l’autore sia molto giovane si comprende bene che la scelta di non informarlo della sua condizione non era tanto per proteggerlo dall’HIV quanto dalle persone, perché la conoscenza popolare è ancora ferma agli eventi degli anni 80, periodo durante il quale molte persone sono morte di AIDS.

Nel libro diverse persone hanno modo di raccontare la propria storia e di mettere bene in evidenza come la situazione attuale permette alle persone con il virus HIV di tenere controllata l’infezione con una pastiglia assunta tutti i giorni in modo da non provocare l’AIDS che è la sindrome infettiva e mortale.

Con questo articolo spero che quante più persone trovino lo stimolo di informarsi sull’HIV e sull’AIDS così che di questi argomenti si possa parlare; così che nelle scuole i genitori possano informare gli insegnanti; così che i ragazzi possano parlare a cuor leggero con i propri amici; così che nessuno continui ad associare questa malattia a drogati ed omosessuali. Infine mi auguro che questo articolo avvicini un po’ Giovanni al suo desiderio di parlarle di sé stesso e non solo mediante un libro.

Dott.ssa Samantha

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