Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

Spiegare l’inspiegabile: il terremoto

Oggi ricorre il primo anniversario del sisma in centro Italia che l’agosto scorsa ha catturato molta della nostra attenzione lasciandoci il sapore di un’estate amara.

Davanti a tali immagini, da adulti è difficile trovare le parole giuste per spiegare ai bambini che cosa accade, perché viene chiesto di verbalizzare la paura, proprio a noi, che ai loro occhi siamo invincibili e non dovremmo avere paure.

“Mi vuoi dire che proprio tu che mi dovresti proteggere hai paura come me?” e gli adulti faticano a dire: “Sì!” oppure ad affermare che certe spiegazioni non le hanno neanche loro. Ma dobbiamo sforzarci di comunicare con i più piccoli e farlo in termini comprensibili, perché ciò che non si spiega fa ancora più paura.

Per questa circostanza attingo a “La vita è bella” di Roberto Benigni. Nel film Guido si ritrova con il figlio Giosuè in un campo di concentramento, come spiegargli velocemente che cosa sta accadendo senza terrorizzarlo? Benigni regista ci sorprende e commuove facendo sì che il padre trasformi, per il figlio, l’orrore dei campi di concentramento in un gioco. L’idea sembra molto lontana dalla realtà e solo ad uno un po’ “grullo” come Guido poteva venire in mente un’invenzione del genere. Ma seppur non si possa chiedere a tutti questo sforzo di fantasia, Guido ci insegna che possiamo comunicare ai bambini ciò che accade utilizzando il loro linguaggio formato da storie, giochi e colori.

Giosuè conosceva nascondino e ne conosceva bene le regole, è riuscito così a interpretare ciò che stava accadendo. Nessuno ha mai giocato a fare atti di terrorismo o al terremoto, ma si possono trovare degli appigli.

In merito al terrorismo, possiamo riprendere il gioco della guerra e riadattarlo, dicendo che in certi casi non si sa quando si sta giocando e si possono trovare parole d’ordine che possono condurre i bambini ad abbandonarsi a voi senza opporsi oppure a nascondersi come si fa nel gioco di nascondino.

Invece, per spiegare il terremoto potremmo ricorrere al gioco “Jenga”, per far comprendere come un piccolo movimento sbagliato sotto la terra possa causare il crollo di quello che c’è sopra, oppure si potrebbe andare a riprendere la vecchia storia de “I 3 porcellini”, dove al posto del lupo c’è il terremoto e di conseguenza è necessario costruire edifici che riescano a resistere ai terremoti.

I bambini hanno il diritto di conoscere la realtà, ma hanno bisogno che la si spieghi con mezzi per loro accessibili e comprensibili, quindi il gioco può essere uno strumento adeguato per comunicare qualcosa per il quale neanche noi riusciamo a darci una ragione.

Dott.ssa Samantha

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