Funzionamento psicologico, Psicologia della vita quotidiana

Stili attributivi: per colpa o per merito di chi?

Gli stili attributivi sono le modalità con le quali solitamente cerchiamo di spiegare e capire il mondo e le sue regole.

Ogni individuo cerca di dare delle spiegazioni a quello che gli accade nella vita: di fronte a un successo o a un insuccesso si chiede che cosa può aver determinato quel risultato oppure individua chi o che cosa è responsabile della riuscita o meno di compiti di diverso tipo.

Lo psicologo Weiner ritiene che le cause principali a cui in genere si attribuiscono successi o insuccessi siano l’impegno, l’abilità, la facilità del compito, l’aiuto, la fortuna o la loro mancanza. Queste cause fanno riferimento a tre dimensioni psicologiche: il locus di casualità, la controllabilità e la stabilità.

Il locus di causalità può essere interno o esterno alla persona. Nel primo caso si attribuiscono meriti e colpe a se stessi, mentre nel secondo caso le colpe vengono cercate e individuate nell’ambiente esterno e negli altri. Possiamo trarre un esempio dalle situazioni scolastiche: davanti un’insufficienza un alunno può spiegare l’esito negativo a fronte di uno scarso studio, mentre il compagno può riconoscere come causa l’elevata difficoltà del compito.

Il criterio della controllabilità differenzia gli eventi controllabili da quelli incontrollabile. Una persona che ritiene che un evento sia controllabile cerca di investire le proprie risorse per raggiungere un successo, altrimenti crede che i risultati siano casuali, un esempio possono essere quegli adolescenti che affermano: ”Non vale la pena studiare tanto prendo sempre un brutto voto”.

Infine in base al criterio della stabilità si possono individuare eventi stabili, quindi duraturi nel tempo, e instabili. La persona che crede che un evento sia stabile non pensa che sia modificabile, quindi non si impegna per migliorare o per mantenere positiva la situazione. Invece, chi ritiene che un evento sia instabile cerca di apportare trasformazioni affinché si raggiungano i risultati aspirati.

La nascita di uno stile attributivo

Solitamente uno stile attributivo si istaura con una sequenza che ha origine con un successo o un insuccesso che stimola l’individuo a cercarne le cause e ad attribuire le responsabilità.

A supporto di questo compito possono intervenire gli antecedenti causali: informazioni, credenze e motivazione. Le prime possono essere dedotte in modo oggettivo ma sono anche soggette ad una interpretazione personale, mentre le credenze fanno parte del proprio bagaglio culturale e di esperienze pregresse. La parola motivazione dal latino “motus” indica un movimento verso una determinata direzione ed è quindi “il motore” che spinge una persona a eseguire un compito.

In seguito, le cause individuate avranno delle conseguenze che influenzeranno il comportamento, le emozioni e le aspettative dell’individuo. Nel caso in cui un individuo avrà ottenuto un successo davanti a situazioni simili assumerà comportamenti propositivi, si sentirà pieno di energie e attenderà di non fallire; mentre in caso di insuccesso cercherà di evitare sollecitazioni simili, si sentirà intimorito e frustrato perché prevedrà un altro fallimento.

Ciascun individuo ha un proprio stile attributivo e nella varietà esistente possiamo riconoscere ai due estremi chi assume un comportamento passivo e chi assume quello attivo. I primi individuano cause esterne, ritengono che gli eventi siano stabili e incontrollabili, mentre i secondi credono che le cause siano interne e che gli eventi siano instabili e controllabili.

Conoscere il proprio stile attributivo può essere molto utile per conoscersi meglio, capire di più il proprio modo di affronta la vita e di comportarsi.

Dott.ssa Samantha

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