Disabilità, Mondo della scuola

STRUMENTI COMPENSATIVI: UNA SCELTA PECULIARE!

Gli strumenti compensativi sono strumenti che supportano e favoriscono lo svolgersi di alcune attività che per l’individuo risultano più difficili del solito.

L’utilizzo di questa espressione è aumentata considerevolmente con il riconoscimento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) ma non è specifica per questa area. Se pensiamo a delle stampelle, che comunemente vengono usate successivamente ad un’operazione, possiamo considerarle strumenti compensativi perché supportano e favoriscono la deambulazione nell’individuo che è inabile nell’utilizzo di uno dei due arti inferiori.

Nei miei ambiti professionali, che comprendono i DSA e le disabilità, spesso mi interrogo su come individuare gli strumenti più adatti per ciascuna persona.

Per rispondere alla domanda:

“Quali sono gli strumenti più adatti?”

Utilizzo tre coordinare che mi aiutano nella scelta:

  1. Conoscere la persona: ogni persona ha le sue caratteristiche e porta con sé delle difficoltà che sono specifiche e che affronta in modo unico. Non possiamo pensare che un ragazzo dislessico sia uguale ad un altro e offrire a loro gli stessi strumenti compensativi; allo stesso modo non possiamo offrire a due ragazzi ipovedenti gli stessi strumenti e chiedere ad entrambi di utilizzare il computer o il bastone.
  2. Conoscere l’ambiente: spesso l’ambiente non viene considerato e altrettanto spesso non ci rendiamo conto che l’ambiente siamo noi. Sarebbe controproducente dare ad un ragazzo la possibilità di utilizzare il PC senza avere intorno a sé una famiglia e un corpo docenti che sia in grado di facilitare l’apprendimento mediante questo facilitatore, perché incontrerà delle difficoltà che per lui saranno difficili da superare se non ci saranno adulti supportivi che gli mostreranno come farvi fronte. D’altra parte l’ambiente familiare riveste un ruolo fondamentale e spesso è il filtro con il quale tutte le novità e tutti gli eventi giungono alla persona con difficoltà: ogni sfida può esser vista come opportunità o come difficoltà.
  3. Definire gli obiettivi: un limite che riscontro spesso nelle scuole è il ragionare per contenuti e non per obiettivi. Insegnanti e alunni quando vengono interrogati sul programma e sulle attività svolte rispondono spesso con termini precisi come “Quest’anno abbiamo studiato tutte le regioni d’Italia”, “Alla primaria si affrontano le quattro operazioni principali” più difficilmente la frase inizia con “Ho imparato…” o “I miei alunni hanno imparato…” seguite da abilità come “…a spostarsi per l’Italia: conoscono strumenti per reperire informazioni, conoscono i sistemi di riferimento e quali sono i monumenti principali che sarebbe bello visitare” oppure “…a fare la spesa, a controllare il resto, a pagare “alla romana” ad una cena”. Il lavorare per obiettivi permette di mantenere il focus e spesso aiuta anche ad essere più concreti mostrando agli alunni la reale utilità delle attività svolte e alimentando la motivazione ad apprendere.

Spesso coloro che sono chiamati a prendere scelte in merito sono gli insegnanti, che a fronte di alcune diagnosi hanno delle indicazioni degli specialisti che dovrebbero essere poi calate nel contesto ambientale dell’alunno e adattate alle attività didattiche svolte. Altre volte gli insegnanti si trovano anche ad attuare “ordini” dati dagli specialisti che non prendendo in considerazione l’ambiente di apprendimento dell’alunno.

In ultimo, non per importanza, è necessario guidare gli alunni nell’utilizzo e nell’accettazione degli strumenti compensativi, perché spesso in chi li utilizza prendono vita pensieri come:

“Se mi serve uno strumento vuol dire che sono meno degli altri”

“Se solo io utilizzo lo strumento vuol dire che baro, che l’insegnante mi sta aiutando perché sono stupido”

“Se utilizzo lo strumento gli altri mi vedono, chissà cosa pensano?”

Dott.ssa Samantha

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