Apprendimento, Funzionamento psicologico, Mondo della scuola, Psicologia della vita quotidiana

STUDIARE: si inizia da piccoli ma quando si finisce?

Studiare è un’attività che si apprende a scuola. Circa all’età di 8 anni le insegnanti ci dicono che non si deve più imparare a memoria, non si deve più ripetere a pappagallo, cambiano le regole del gioco: d’ora in poi si leggerà, si capirà l’informazione e si esprimeranno gli stessi concetti con espressioni proprie.

Questo compito richiede un investimento di energie e tempo alla maggior parte degli alunni, ma il risultato positivo consiste nel fatto che quanto più ci si esercita tanto più diventerà semplice con il tempo. Tutti gli studenti vorrebbero dei risultati immediati, ma così non è e quindi è necessario supportarli in questa loro fase di apprendimento.

Se pensiamo ad una sessione di studio possiamo accorgerci che dopo una prima lettura ci è difficile riuscire a rielaborare tutti i contenuti e solitamente ci rimangono alla mente le informazioni che hanno attirato più la nostra attenzione; quelle lette all’inizio oppure alla fine.

Come è possibile riuscire a ricordarsi tutti i contenuti da studiare?

La risposta più semplice sarebbe: “Rileggendo più volte”, ma tale risposta non esplicita che leggere tante volte un contenuto non assicura una reale comprensione e una lunga memorizzazione. Per acquisire i contenuti è necessario rielaborali.

Rielaborare significa comprendere i nuovi contenuti e creare collegamenti tra i contenuti del testo o tra questi e le conoscenze che già abbiamo; cercare dei chiarimenti in merito ad alcune parole o alcuni passaggi che ci sono poco chiari; creare degli schemi che ci aiutino ad organizzare le informazioni del brano.

In merito alla rielaborazione mi vengono in mente due similitudini: una è quella della preparazione della torta poiché una prima lettura degli ingredienti permette di capire quali sono le materie prime, ma solo con il procedimento, cioè con l’azione, si riesce a creare l’impasto per dar vita alla torta.

Mentre l’altra similitudine è quella del cucire, perché le informazioni devono essere collegate tra di loro come un filo che unisce un lembo con un altro di un pantalone rotto dopo una scivolata a calcio. Se il pantalone non fosse cucito bene entrerebbe aria fredda e darebbe fastidio; mentre se le informazioni non fossero collegare in modo adeguato anche lo studio risulterebbe incompleto.

Ed ora abbiamo concluso?

Non ancora, mancano tre fasi importanti: la memorizzazione, l’esposizione e il ripasso. Ma vi assicuro che se la rielaborazione è stata fatta in modo adeguato questi tre passaggi richiederanno meno tempo e saranno più produttivi.

La memorizzazione è il momento in cui cerchiamo di immagazzinare i contenuti e i collegamenti che abbiamo individuato tra essi. Il fatto che le informazioni siano connesse facilita questa fase, infatti provate a immaginare di poter memorizzare una lista di parole o una storia, nel primo caso le informazioni saranno disconnesse mentre nel secondo caso la trama ci aiuterà ad organizzare in modo sequenziale gli avvenimenti.

Che cosa vi risulterà più facile tenere a mente?

Successivamente durante l’esposizione ci esercitiamo a recuperare dalla nostra memoria ciò che è stato studiato e alleniamo la nostra capacità espositiva.

Infine è prevista una fase di ripasso. Ciascuno ha necessità differenti in base allo scopo per il quale studia (la verifica, l’esame di stato o un esame universitario) di conseguenza le fasi di ripasso possono essere più o meno lunghe, l’importante è che se vogliamo tenere bene a mente alcune informazioni ci ricordiamo di ripassare in modo frequente, altrimenti la memoria fa cadere nell’oblio alcune informazioni.

Studiare è una capacità complessa che richiede molto impegno. Gli alunni spesso affermano che non vedono l’ora di arrivare all’esame di stato per non dover studiare di più, ma ingenuamente non si sono ancora resi conto che fuori dalla scuola c’è un mondo del lavoro in formazione continua e di conseguenza che continua a studiare con costanza.

Lo studio a volte risulta difficile da gestire anche per i genitori, ma come appena visto è una capacità necessaria per tutta la vita, quindi investire tempo ed energie per affiancare i propri figli nell’acquisizione di questa abilità è uno dei modi per investire su di loro e nel loro futuro.

“Google potrà darvi tutte le informazioni di cui avrete bisogno,

ma sarete voi a metterle nel giusto ordine, come in un puzzle”

Dott.ssa Samantha

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